Lo
Sfusatello è uno dei tanti prodotti ottenuti da limone Costa d’Amalfi, questo
perché vi è una lunga consuetudine tra le nostre popolazioni e questo
magnifico frutto. Il limone, secondo dati incontrovertibili, era certamente
conosciuto e presumibilmente coltivato nel I secolo dopo Cristo. Nel 1951,
infatti, nell’area degli scavi di Pompei, sulle pareti della “Casa del
Frutteto”, sono stati rinvenuti dei magnifici dipinti di piante da frutta di
rara freschezza, tra cui diversi tipi di citrus. Due belle piante di limone,
cariche di frutti ed altri dipinti di frutti isolati, tutte immagini molto
chiare, consentirono al Prof. Casella perfino raffronti varietali con i limoni
oggi conosciuti.
Ricordiamo,
per facilitare la collocazione temporale di quest’evento, che Pompei fu
distrutta da una eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C.. Il limone fu probabilmente
riscoperto dagli Amalfitani, all’epoca delle Crociate, quando nel 1096/1204
gestivano, in Gerusalemme, un
famoso ospedale. In questa città fu apprezzato nuovamente questo frutto che fu
riportato e diffuso in tutta Europa. Poco più tardi, la famosa Scuola Medica
Salernitana, cominciò a diffondere l’uso medicinale del limone. La
coltivazione di tale frutto, a Minori, è certificata da una pergamena del 1112.
Grazie al diffondersi dei contratti di “Pastinato” (contratto d’affitto a
lungo termine per permettere di variare l’assetto colturare di un fondo) tra
il X ed il XII Sec. furono costituiti molti impianti a Maiori, Minori e Cetara.
Dal XIV secolo questa coltura si sviluppò anche negli altri centri della Costa
dando origine agli “Horti Viridaria”, una pratica colturale chiaramente
volta alla commercializzazione del limone. Troviamo poi un documento del 1600,
un atto d’acquisto di una Masseria da parte dei Gesuiti, nella quale si legge:
“Una masseria nella quale... se ci potrà fare...ogni sorta di herbaggi
insalata et verdura et giardini di agrumi....oltre al momento vi sono bellissimi
agrumi...” La qualità e la fama del Limone della Costa d’Amalfi favorirono
la esportazione che ebbe un tale incremento dalla metà del 1800, da indurre al
ciclopico lavoro di dissodamento delle colline e di costruzione dei
terrazzamenti in pietra calcarea, a secco, che tanto caratteristica rendono la
nostra area. Il primo documento certo che attesta la pratica
dell’esportazione, è una fattura
di vendita, ad un cliente inglese, emessa nel 1874 da un avo dei Cimini,
famiglia di Maiori sempre presente nella produzione e commercializzazione di
questo frutto. I limoni erano esportati anche negli Stati Uniti dove avevano una
loro quotazione ufficiale alla Borsa merci di New York. All’inizio di questo
secolo partivano, in casse che contenevano un numero fisso di limoni e che perciò
erano definite da “300” o da “360”,
più di 90.000 casse destinate ai mercati di tutto il Mondo.
Questa
è la storia del nostro limone il più prezioso dei quali è lo “SFUSATO
AMALFITANO” che è una cultivar particolare che nasce dal “Femminiello
comune” e attraverso i secoli, adeguandosi ai nostri suoli e alle
caratteristiche del nostro clima, anche grazie alle particolarissime pratiche
colturali adottate nella Costa, si è evoluto sino a raggiungere la qualità e
l’aspetto di oggi.
Mentre
si sviluppavano produzione e commercio del Limone, iniziando dalle ricette della
Scuola Medica Salernitana e passando attraverso i Conventi della Costa, si
diffondeva l’utilizzo, per i più diversi scopi, di estratti o infusi di
limoni. Tra questi acquistava sempre più importanza, soprattutto attraverso la
tradizione produttiva familiare, la produzione del Liquore di limone. In ogni
casa della Costa d’Amalfi veniva ed è fatto, per il consumo domestico, questo
liquore. Ogni famiglia ha una sua personale ricetta che custodisce gelosamente e
che viene tramandata da madre in figlia assieme ai piccoli segreti che la
rendono speciale.
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